Temper tantrum: cosa sono e cosa fare

La prima volta che ho letto questo termine ho pensato si trattasse di una formula magica alla Harry Potter, per cui mi sono piazzata davanti a Tommaso urlante e ho cominciato ad agitare le mani, ripetendo sottovoce: “Tamper tantrum, temper tantrum, temper tantrum….”
No, non è accaduto, ma ora che lo scrivo non è una cattiva idea. Alle brutte finiamo a ridere su quanto sia scema la mamma.

Ripartiamo.

La prima volta che ho letto questo termine è stato nella newsletter di BabyCenter, il sito a cui mi sono iscritta da quando Tom era un girino nella mia pancia. Ogni settimana mi arrivano novità sulla crescita, spunti, idee e opinioni per capire meglio cosa accade a mio figlio mese dopo mese.
Poi scrissi questo post e in commento apparì la dicitura Terrible twos, termine meno “magico” ma altrettanto efficace.
Unite le due definizioni e capirete come è nata l’idea della bomba atomica.

Tommaso ha da poco compiuto diciotto mesi e il suo carattere comincia a delinearsi. La sua personalità vuole emergere. Il suo ego chiede di essere preso in considerazione. È come se il tappo, in questo caso il ciuccio, di quel ricciolino che mi trovo accanto stesse per esplodere: sento le bollicine che fremono, proprio come quando hai in mano una bottiglia di spumante che hai agitato troppo. La carta che ricopre quel tappo ormai non c’è più, la griglia metallica nemmeno e il sughero pigia sotto il pollice chiedendogli di farsi da parte per dar modo allo spumante di festeggiare. Ed è una festa quando un bambino prende coscienza di sè. Non sempre però le feste sono perfette dall’inizio alla fine: il momento di tensione c’è sempre.
Ecco quel momento di tensione arriva intorno ai due anni e, in inglese (non ci sono termini simili in italiano), gli scatti d’ira si chiamano temper tantrums. Tu chiamali se vuoi: “capricci”.
La maggior parte dei bambini li fa ed è una fase tipica dello sviluppo. Per capire perché nostro figlio si comporti così dovremmo trovarci al suo posto: tanta voglia di fare, racchiusa in un corpicino incapace ancora di muoversi, parlare e pensare come vorrebbe. I capricci nascono spesso dalla frustrazione e, fateci caso, arrivano quasi sempre nel momento in cui il bambino è anche molto stanco.

E che ci posso (possiamo) fare noi? Nulla, o meglio ben poco.
Ho letto, letto, riletto e mi sono documentata parecchio sui tantrum prima di scrivere. All’inizio credevo non capitasse a tutti, sopratutto perché Tommaso è davvero un bravo bambino, ma è arrivato anche per lui il momento di sfidarci a suon di urla, occhiate e piedi che battono in terra. Niente di preoccupante, sia chiaro, ma è arrivato anche per me e l’Udr (ricordo, per chi non avesse letto altri post, trattasi dell’Uomo Di Riferimento, ovvero il padre di Tom) di gestire questi capricci.

Ecco qualche suggerimento.

KEEP CALM! In questo periodo capisco perché i figli si fanno in due: non si può sempre essere calmi e soprattutto i tantrum capitano spesso quando anche noi genitori siamo occupati o molto stanchi, per cui avere qualcuno che ti dia il cambio quando senti di non farcela è fondamentale.

Capire il capriccio. Non è facile, a volte si tratta di una semplice richiesta d’affetto e altre di una sfida a chi cede prima: in entrambi casi è importante cercare di ricordarsi sempre che gli adulti siamo noi.

Mantenere le posizioni. Se il piccolo Satana capisce che prima o poi cederai è finita. Non ci si deve colpevolizzare se in quei minuti di isteria ci passasse per la mente “Ma che figlio antipatico che ho!“, sapete quante volte l’avrà pensato di noi? L’importante è che se si decide di applicare una strategia (tipo: i cartoni dopo che si è andati a letto non si accendono più, neanche se si torna piangendo) si deve mantenere il punto e portare l’attenzione del bambino su qualcosa di diverso, magari di più rilassante, meglio se da fare insieme.

Non tirare la corda. Se tuo figlio è già stanco, non portarlo ancora in giro perché “Compriamo altre due cose e poi andiamo“, altrimenti il tantrum te lo sei cercato.

Dimostra il tuo amore (anche se è faticoso). Una volta passato il momento critico fai capire a tuo figlio che gli vuoi bene, che determinati atteggiamenti sarebbe meglio evitarli, ma che lo capisci (anche se non hai capito proprio nulla!).

Parla. Magari è difficile che a diciotto mesi un bambino capisca le tue parole, ma il tono, l’espressione del volto e il modo in cui gli spiegherai perché non deve avere quelle reazioni possono aiutare a farsi comprendere. Poi arriverà il tempo dei “grandi discorsi”.

Tutti questi consigli, che spero vi siano utili, li sto dando anche a me, dato che non sono certo una rinomata per la pazienza. In bocca al tantrum!

 

11 Replies to “Temper tantrum: cosa sono e cosa fare”

  1. Ciao! Grazie mille di tutti questi consigli, ora andrò a leggere tutto. Condivido tutto quello che scrivi: bisogna mantenere la calma, anche se a volte è praticamente impossibile.
    Mi permetto di consigliarti “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere e i bambini dal cielo. Il metodo Gray per crescere figli sereni, collaborativi e sicuri di sé”. Lo sto leggendo, è molto molto interessante.
    ps: altra cosa che ho sperimentato in prima persona più volte (imparato dalle maestre del nido)…se dico cosa si fa e non si fa a mia figlia mentre sto in piedi, lei spesso non ascolta. se invece mi metto alla sua altezza, lei ascolta molto di più. e diventa collaborativa.
    Grazie ancora!
    Vale.
    http://bellezzarara.blogspot.it/

    1. Grazie per il consiglio. Confesso che quando ho letto “Gray” ho pensato a quello di “Cinquanta sfumature di grigio”: altre letture, altri temi…
      Sono d’accordissimo sul fatto di mettersi alla loro altezze e sopratutto la mimica facciale è fondamentale per esprimere al meglio ciò che pensiamo. Quando si è seri bisogna essere seri, e viceversa.

  2. Ciao e piacere di conoscerti questo post fa al caso mio, sono mamma di due gemelle di quattro anni ad Ottobre e le cose sono veramente difficili soprattuttoquando fanno i capricci, mamma mia quanta pazienza che ci vuole, ma bisogna sapere dargli un limite altrimenti addio! prendono il sopravvento, ho aperto da poco il mio blog per raccontare un pò di me , le mie esperienze, se ti va vieni a trovarmi, un abbraccio

  3. Temper Tantrum, un gioco fonico che sfida i 33 trentini, ma davvero molto molto evocativo! Con mia figlia, di due anni e mezzo, vado in tilt soprattutto quando mi sembra di cogliere una certa aria di sfida: mi sento subito inerme, non riesco a capire quale sia la giusta reazione da avere e già me la vedo quindicenne che di notte si cala giù con la corda dalla finestra di camera sua… Sono stata una figlia unica soddisfatta e per niente ribelle, e sento che questo non gioca a mio favore. Grazie mille, come sempre, per i consigli e per il brio generoso della tua voglia di condivisione.

    1. Uh, che visione a lungo termine! Guarda Lucia, ho il tuo stesso “problema”: figlia unica e mai ribelle. Come fare? Io ho capito che spesso è più facile si calmi se lo abbraccio, piuttosto che se anche io me la prendo, ma ammetto che non mi riesce sempre. Anzi. L’altra cosa importante, facci caso, è che capita davvero sempre quando siamo tutti stanchi, per cui dovremmo cercare di gestire le energie in modo migliore. Credo sia questo il trucco.

  4. noi ci siamo adesso dentro con tutti i panni… tra l’altro la cosa che si fanno in due… il mio di marito c’è poco a casa e quindi tende a cedere di più sui capricci e io mi arrabbio. Per fortuna sono arrivate le ferie e si è reso conto che… ho ragione io! Bisogna essere saldi nei propositi, anche perchè i bambini non hanno ancora la capacità di interpretare le situazioni! Se papà dice si, se lo aspetta sempre!

    1. La questione madre-padre è forse la prima da mettere in conto quando c’è da educare un bambino. Riuscire a seguire lo stesso binario è fondamentale, ma quanto è difficile! Ne parlerò presto, è un ottimo spunto per un post.

  5. noi superiamo questi momenti con quello che noi chiamiamo “l’isolamento”, quando arriva lo scoppio violento lo invito amorevolmente ma ferma ad andare in camera sua dove può sfogarsi in sicurezza, quando finisce esce e ne parliamo…abbiamo cominciato quando aveva 2 anni e mezzo, oggi ne ha 5 e ha imparato che quando arriva lo scoppio di rabbia si chiude da solo in camera ….lui ha impara agestire le sue emozioni e noi abbiamo il tempo di capire il nostro comportamento.

    1. Ma che brava! A me l’idea che pianga a più non posso e in più non possa nemmeno uscire dalla stanza mi angoscia un po’. Credo che il tuo sia un ottimo metodo, soprattutto per permettere a te, genitore, di sbollire. Come hai fatto all’inizio? Sono curiosa.

      1. Quando era più piccolo e scoppiava il tantrum (urla, atteggiamento irragionevole, calci) lo prendevo di peso e lo portavo in camera sua chiudendogli la porta, dicendogli che quando aveva finito poteva uscire. Io stavo fuori dalla porta ad osservare il suo comportamento ( le prime volte aprivo io la porta…) poi con il tempo gli dicevo che non era una punizione ma che io non potevo comunicare con lui in quello stato per cui in camera sua poteva fare quello che voleva e solo dopo che gli fosse passata la rabbia poteva uscire e spiegarmi. C’erano delle volte che tirava giù i muri…ma con il tempo ha imparato ad approfittare di questi momenti per ritrovarsi e cercare di calmarsi da solo. Io sono convinta che ai bimbi faccia piacere essere “contenuti” ma allo stesso tempo è importante fornirgli gli strumenti per capire emozioni e sentimenti.
        Esiste un simpatico libro di Mireille d’Allancè intitolato “che rabbia!” che illustra e descrive bene questo tipo di situazione.

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