Parliamo di cavoli, bambini e bambole. C’è anche una ricetta, anzi due.

Parliamo di cavoli, bambini e bambole. C’è anche una ricetta, anzi due.

Adoro la verza: mi piace il profumo, il colore, il sapore, la consistenza… Tutto.
La verza mi fa sempre pensare a una delle bambole che più amavo da piccola: Camilla, la bambola con il passaporto. E lo so che ora parte la polemica anni ’80 perché in realtà Camilla non fa parte delle Cabbage Patch Kids, ma converrete con me che di faccia si assomiglino, insomma per me erano un po’ cugine.
Questo per dire che alla fine io al cavolo associo le bambole che nascono sotto al cavolo, nonostante io non l’avessi perché avevo Camilla che era molto più bella.

L’idea che tra le tante assurde spiegazioni di come nascano i bambini si possa dare quella di nascere sotto i cavoli, mi ha sempre affascinato.
Che la cicogna porti un pacchettino, in un mondo di sogni, ci sta: arriva dall’alto, fa solo da “postino” speciale e poi consegna il pacco quando meno te l’aspetti; ma perché il cavolo? Si prevede che uno vada in un campo, magari con il freddo e si metta a scavare: magari sei lì solo per cogliere i cavoli e “puff” ti salta fuori un bimbetto.
Queste le mie divagazioni assurde sul cavolo, prima di tornare a parlare di cavolo cotto e della sua bontà però sono andata a cercare spiegazioni più tradizionali e plausibili delle mie e ho scoperto perché si dice che i bambini nascono sotto i cavoli:

Per secoli nelle regioni dell’Europa Centrale il cavolo è stato l’unico alimento che, durante i mesi invernali, garantiva una quantità sufficiente di vitamine e minerali. Simbolo di vita e di fecondità veniva seminato in marzo e raccolto dopo 9 mesi in novembre, come accade con la gestazione dei bambini. La piantagione e la raccolta dei cavoli erano compito esclusivo della donna, che spingeva ogni piantina nel terreno aiutandosi con un punteruolo di legno. Infine, le raccoglitrici erano chiamate levatrici (come le donne che aiutavano nel parto) perché il loro compito era di tagliare il cordone ombelicale che legava il cavolo alla terra. (cit. Pianeta Mamma)

Ora che chiarezza è fatta, una volta cotto, pulito e venduto al mercato, il cavolo verza arriva nelle nostre case, proprio in questo periodo, e offre a tutti coloro i quali amano stare ai fornelli un’infinità di opzioni interessanti. Zuppe di cavolo, vellutate, minestroni, involtini, torte salate, insalate: a voi la scelta. Io oggi vi racconto due ricette, davvero goduriose, che si preparano velocemente e sono buone sia all’istante che a distanza di un paio di giorni.

Due ricette ideali per chi volesse prepararle con calma alla domenica per ritrovarsi con la cena pronta fino a mercoledì, almeno.L’unica cosa che dovete fare è comprare un bel cavolo verza grosso o due medi  e procedere con calma.

Involtini di verza con carne

  • 8 foglie di verza
  • 300 g di carne tritata
  • 2 uova
  • 60g di pangrattato
  • 100 g di mortadella tritata
  • 80g di parmigiano grattugiato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1/2 tubetto di concentrato di pomodoro
  • 300ml di brodo vegetale
  • olio extravergine d’oliva
  • sale e pepe q.b.
  • Una grattugiata di noce moscata

Fate bollire le foglie di verza, nel frattempo preparare l’impasto unendo la carne, la mortadella, il parmigiano, le uova, sale e pepe, la noce moscata e tanto il pangrattato. Scolate le verze e fatele asciugare su un panno pulito. Riempite le foglie con l’impasto, arrotolate gli involtino e sistemateli in una teglia da forno. In una padella fate soffriggere l’aglio con l’olio, eliminate l’aglio e aggiungete il concentrato di pomodoro e il brodo caldo, fate addensare brevemente e versate il sugo sopra agli involtini. Fate cuocere in forno caldo a 180° per 20 minuti, gli ultimi cinque minuti accendete il grill e cospargete gli involtini con un po’ di parmigiano grattugiato.

Sformato di verza, patate e toma

  • 1 verza
  • 4 patate medie
  • 1 mozzarella
  • 50g di toma piemontese
  • 1 uovo
  • 4 cucchiai di pangrattato
  • 2 cucchiai parmigiano
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe q.b.

Pulite la verza e fatela a striscioline, sbucciate le patate e fatele a tocchetti, fate lessare le verdure per mezz’ora. Scolatele e lasciatele asciugare nello scolapasta per una ventina di minuti. Schiacciate le verdure con una forchetta o un masher, unite l’uovo, la toma a cubetti, un paio di cucchiai di pangrattato, sale e pepe. 
Ungete una teglia con l’olio extravergine e distribuite sul fondo metà dell’impasto, copritelo con la mozzarella a fettine e coprite il tutto con l’altra metà dell’impasto.
 Mescolate poi 2 cucchiai di pangrattato con due di parmigiano e cospargete il tortino. Infornate a 180°C per 15 minuti e servite caldo.



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