Papà: quell’indispensabile metà

Oggi è la festa del papà e il piccolo Tom è a casa, un po’ malconcio, per colpa di un nuovo dentino in arrivo. Sono sincera, mi spiace che proprio oggi non sia andato al nido perché so che sarebbe tornato con il suo primo pensierino per la festa del papà: una specie di ciotolina in creta, colorata da lui.
Fino a qualche giorno fa dicevo al mio compagno: “Fortuna che il regalo è per te: è talmente brutto che non saprei dove tenerlo“.
Brutto e tenero allo stesso tempo e ovviamente: per quanto fatto male, è il primo pensiero realizzato da nostro figlio e credo che il papà di Tom se lo terrà a lungo in bella mostra sulla sua scrivania. Che poi c’è da dire che il mio compagno non butta mai via nulla: conserva ancora oggi floppy disk impolverati e piccoli foglietti con gli autografi di sconosciuti artisti anni ’80.
Tom festeggia oggi il suo papà, il suo supermiticofighissimo – così sarà per gli anni a venire – papà, anche se ancora non capisce il perché.
Io, quel perché, l’ho capito davvero questo weekend. Pur sapendo quanto sia bello avere un papà, l’altra sera ho capito (una volta di più) quando sia fondamentale per un bambino avere un’altra figura oltre alla mamma.

Un bambino si cresce in due. Per me funziona così.
Sono convinta che superata una certa età (diciamo 16 anni? Ma anche 18) ognuno sia davvero responsabile della propria vita e che talvolta questa responsabilità posso farti uscire dai binari. Sono altrettanto convinta però che questi binari – bi, due, appunto – qualcuno te li debba costruire.

Una madre e un padre (se volete anche due madri o due padri) sono due figure distinte e complementari. Due metà che prima di tutto hanno deciso di aver un progetto comune (e già solo la comunità di intenti credo debba essere alla base di qualunque progetto/figlio); poi hanno deciso di farlo partire davvero, quel progetto; e infine, lo portano avanti – a modo loro, ma seguendo una serie di idee condivise – fino a quando è necessario, a volte anche di più.
Dunque, non dico che il padre debba essere per forza colui che ci ha messo i geni, ma penso fermamente che le figure genitoriali debbano essere due (più tutto il contorno di parenti, amici e educatori): primo, per far crescere bene il bambino e poi, ma non tanto poi, per aiutasi a vicenda a costruire quei binari di cui parlavo.
Non penso che le donne siano deboli, tutt’altro, ma penso che ogni madre abbia bisogno di una figura che la completi, la comprenda e l’aiuti nel crescere il proprio figlio.
Ho un bambino molto buono. Non sono di quelle madri che non hanno più dormito dalla nascita del figlio. Dormo, anzi dormiamo tutti e tre serenamente. Poi ci sono notti, come l’altra sera, in cui un dente spinge più del solito e fa impazzire di dolore anche un santo come Tom. Io lo coccolo, lo calmo, canto e ballo per rasserenarlo, ma non basta. Io sono una che poi si fa un po’ prendere dall’ansia. Il mio compagno, no. Lui arriva, si mette con me e Tom sul letto e riesce a mantenere lo stesso, pacato, tono di voce; lo stesso ritmo nel respiro; lo stesso movimento rilassante delle mani, il tutto fino a quando il piccolo non si calma e sprofonda in un sonno sereno. Insieme siamo una forza. Lo siamo da un po’, ma come genitori di più. Insieme abbiamo fatto un bambino fantastico, ma sono certa che se per il 20% abbiamo avuto culo, c’è un buon 80% di merito: merito della mia allegria; della sua calma; della mia vivacità; della sua curiosità; del mio senso di responsabilità; del suo genio; della sua originalità; della mia praticità. Merito del nostro voler essere teneramente in due, prima di essere in tre.
Per cui auguri papà. Auguri amore mio!
E auguri a tutti i papà (primo fra tutti il mio) che ci sono e ci sono stati.



5 thoughts on “Papà: quell’indispensabile metà”

  • “Cosi’ dovrebbe essere”diceva un piccolo omino che faceva il calzolaio,in una delle favole preferite di mia figlia.Mi spiego meglio,credo che esaltare le qualita’ del proprio compagno piuttosto che lamentarsi di quelle che non ha ,ma sono indispensabili ,sia la ricetta della felicita’ o come minimo la via per una sana convivenza.
    Sei sicuramente una persona positiva e saggia,ma anche innamorata.
    Decisamente e’ fondamentale, specie nei primi anni, avere accanto una persona che condivida con te i momenti belli e difficili,ma sopratutto riconoscere chi dei due sia piu’ capace di mantenere la calma e non si faccia prendere dall’ansia nelle difficolta’.
    Credo che la condivisione di questo periodo della vita sia importante sopratutto per il giovamento che puo’ trarne il bambino in sicurezza e affetto.
    Penso che tu sia sulla strada giusta per ottenere ottimi risultati e mi auguro che i padri sempre di pu’ collaborino con le proprie compagne ,per creare un futuro piu’ sereno ai nostri bimbi .

  • Mia moglie, la mamma del nostro primo grande spettacolo, Francesco, (un anno e mezzo di energia), mi ha “regalato” il tuo post per la festa del papà.
    L’ho letto con grande attenzione, sei bravissima nel catturare le tue emozioni ed esperienze e raccontarle con così tanta passione e amore. Mi ci ritrovo alla grande, anche nei ruoli, io calmo e riflessivo, a volte sconfinante nella troppa calma e poca riflessione (che potrebbe sembrare menefreghismo…ma non è, ovviamente), lei iperattiva, a tratti un filo nervosetta, ma sempre piena d’amore per lui e per la nostra famiglia. Hai ragione per fare le cose “in tre”, prima bisogna essere “in due”.
    La vita cambia…in meglio. Più si è, più si vive in un continuo aiutarsi a vicenda, consapevoli del bisogno che abbiamo l’uno degli altri, oggi in un modo, domani, quando Francesco avrà 20, 30, 40 anni, in un altro…ma sarà sempre “insieme”. Poi se arriverà “qualcun’altro” vorrà dire che in tre abbiamo voluto diventare quattro!!!
    un caro saluto

    giovanni
    un giovane papà
    meparetotti.blogspot.it

    • Ma che bello, non sai che piacere aver scritto un “regalo” per qualcuno. P.S. Da romanista apprezzo ancor di più questo commento. 🙂

    • Ecco, no… Ehm! Quelli ci sono ancora, quattro (su 24) per la precisione. E poi ne perdessi qualche altro in più non sarebbe male… Grazie Elena!

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