Le mamme parlano di mamme (Ma tu pensa!)

L’altra sera mi è capitato di sentire delle ragazze – giovani, carine e nonmamme – lamentarsi della costante mania di alcune loro amiche giàmamme di parlare della loro mammitudine: parto, cacche, nottate, bagnetti, primi sorrisi…
Non era chiaro se queste ragazze fossero scocciate perché:
A. Non avevano più quell’amica che un tempo (nove mesi prima) parlava con loro di problemi e gioie della vita simili a quelli che continuavano a vivere loro.
B. Essendo loro ancora (o volendo essere, giustamente) delle nonmamme non si potevano infilare in quei discorsi all’apparenza così noiosi e ripetitivi, ma che identificano una tribù, quella delle giàmamme per l’appunto.
C. Non volendo affrontare l’argomento “mamme e bambini” in toto, non sopportavano questa invasione di campo da parte di una giàmamma.

Allora, a prescindere da cosa veramente le spingesse a parlare di questa loro insofferenza nei confronti delle giàmamme, posso dirvi che credo che nella vita esistano delle fasi che ci fanno passare da una condizione vitale all’altra e che – ben venga – ci costringono anche a decidere come, con chi e di cosa parlare a seconda della condizione in cui ci troviamo.
Non dico che una giàmamma, non possa parlare con una nonmamma, ma è facile che alla nonmamma non interessi molto l’argomento.
Così come un’appassionata di yoga non dovrebbe attaccare infiniti bottoni sulla materia a chi pensa che lo Yoga sia solo un succo di frutta, per dire.

Le commistioni tra gruppi diversi (yogisti – nonyogisti, giàmamme – nonmamme…) spesso avvengono durante occasioni sociali (cene con nuove persone, incontri di lavoro, vacanze) alle quali tutto può accadere, e lì c’è poco da fare: o si trova qualcuno che coltivi i nostri stessi interessi; o si ascolta e magari si impara qualcosa di nuovo (anche se, da appartenente alle giàmamme, posso assicurarvi che le cacche non hanno nulla da dirci se non quello che già sappiamo); oppure ci si allontana (perché stare un po’ da soli alla fine fa bene a tutti). E infine, se si ha invece un po’ di confidenza con il nostro interlocutore, si può anche dire con gentilezza che “Quante spinte ti siano servite per farti partorire quella simpatica creatura” non ci interessa.

Ogni gruppo è visto come “assurdo”, “strano”, o persino “fuori luogo” da chi non ne fa parte, ma la verità è che siamo tutti piuttosto egoriferiti e intolleranti, non ho mai conosciuto qualcuno che non parlasse di sé.
Ci sono poi gli argomenti di interesse comune, ma – anche qui – ci sarà sempre chi si lamenta perché stai parlando troppo di politica, o di calcio o del tempo.

Per concludere: vi ho parlato tempo fa del mio gruppo di mamme-amiche con le quali cerco di vedermi almeno una volta a settimana, ma se qualcuna non avesse la fortuna di avere un gruppetto di giàmamme tutto suo, può sempre costruirlo con il tempo: andando spesso al parco, parlando con le mamme dei compagnetti di scuola oppure aprendosi un blog e partecipando alle discussioni. Il mio consiglio è quello di evitare di sobillare chi non ha figli con argomenti da mamme: sì, la mammitudine è una condizione meravigliosa e sono orgogliosa di poterla provare ogni giorno con Tom, ma non interessa proprio tutti.
Sabato scorso sono stata al Social Family Day: ho scelto di prendere parte a un raduno di mamme blogger, perché è uno dei gruppi ai quali la vita mi sta portando ad appartenere.

Poi sono in attesa che creino un gruppo anche per gli appassionati di “cannella” e di “romani a cui piace abitare a Milano”, ma non ve ne parlo mica qui.

(Foto credits: lululemon athletica)

 

10 Replies to “Le mamme parlano di mamme (Ma tu pensa!)”

  1. …e aggiungo che c’è modo e modo di parlarne, purtroppo ci sono giàmamme che fanno sentire la nonmammitudine una malattia gravissima se ne sei affetto intorno ai 30 anni. Ma questa, si sa, è questione di tatto e delicatezza, chi non ne è provvisto geneticamente non lo sarà neanche da giàmamma.

    E da nonmamma (ma aspirante tale in futuro) posso assicurare che sentir parlare di figli è piacevole, gli aneddoti fanno sorridere tanto anche me, ma in effetti su travaglio e spinte tralascerei, a meno che non ci sia un’amicizia tale da giustificare l’abbattimento delle barriera del pudore, altrimenti..meglio la solitudine ad una cena, davvero.

  2. hai ragione, gli argomenti da mamme interessano appunto… alle mamme. Da mamma posso dirti che cerco di non citare mio figlio nel discorso ogni 3 parole perchè immagino che le sue tonsilliti possano giusto interessare un otorinolaringoiatra ma non i miei interlocutori di tutti i giorni! Se però incontro una mamma che mi racconta per filo e per segno le prodezze di suo figlio mi rassegno e capisco.

  3. Sì, ammetto che anche io non riesco a urlare “Bastaaaaaa!” perché poi capisco chi ha bisogno di sforgarsi senza riserve. Se può farvi piacere io ho tre blog… “Avoja” (come direi a Roma) a sfogarmi!

  4. secondo me il problema è che chi non è ancora mamma non può capire che esiste un pulsante nella testa (evidentemente!) che una volta partorito passa alla modalità mamma e non c’è niente da fare! Con il pancione non è così: riesci anche a parlare d’altro senza sforzo!
    Il brutto, a mio avviso, è che nel farsi prendere troppo la mano dalla mammitudine, sembra che ci sia più solo quella! voglio dire… tu hai tre blog, ma mica su tutti parli di Tommaso! Continui a scrivere di cucina e non è che pubblichi solo rubriche su come fare il brodino! Invece alcune donne diventano “la mamma di…” e tutto ruota solo ed esclusivamente intorno a quello. Insomma, un cambio id tema non fa mica male ogni tanto!
    rileggendo…contorta come al solito mi sa!

    1. Ma no, quale contorta! Sarò sempre la “madre di…” per i suoi amici, la “figlia di…” per gli amici dei miei e “la compagna di…” per gli amici di lui, ma l’importante è esserlo nei contesti giusti, no?

  5. Condivido pienamente. Siamo tutti in po’ egocentrici (chi più, chi meno) e abbiamo molto bisogno di conferme in chi ci circonda. Ciò detto, comprendo benissimo che le nonmamme non mostrino particolare pathos per i discorsi delle giàmamme, anzi, mi pare più sano. Io fino al giorno in cui e’ nato mio figlio (e dico fino a quando e’ nato, non fino a che sono rimasta incinta!) ho sofferto quei discorsi di mammita’ compiaciuta come la peste. Poi si cambia, per fortuna. E così va la vita.
    Carlotta G. http://lavitaamodomio.style.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.