Le giornate che proprio “no” e lo zabaione al vino bianco

Le giornate che proprio “no” e lo zabaione al vino bianco

Ci sono giornate che proprio no. Quelle in cui senti la sveglia, la spegni, apri gli occhi e ti accorgi che il mal di testa è già lì, a dirti “Buon giorno”.

Il tempo fa schifo, hai ripreso un chilo e qualcosa, e sai che domani il dietologo – perché ovviamente la visita di controllo ce l’hai proprio domani – ti farà un mazzo tanto, e te lo meriti. Perché qualcuno che ti sgridi ogni tanto serve. Perché alla fine mica puoi sempre essere nel giusto, tu.

E così apri il computer, pensi a cosa dovresti fare e pensi anche che uno dei tuoi impegni quel giorno è fare solo quelle che ami fare: cucinare e scriverne.

Ultimamente mi è capitato di dover rispondere alla domanda più difficile del mondo: “Cosa vuoi fare da grande?”.

La prima cosa che penso è: “Cazzo, io sono grande: per quale motivo c’è ancora chi mi pone questa domanda?

La seconda cosa che penso è che vorrei tanto poter rispondere in un nano-secondo così: “Voglio fare il medico, d’altronde è quello che faccio già.” Ecco, io non faccio il medico, ma nella mia testa ormai vive questa altra me che se potesse tornare indietro farebbe il liceo classico e il cardiochirurgo. Forse ho visto troppo Grey’s Anatomy, ma diciamo che se tornassi indietro gliela darei un’opportunità a quest’altra me.

La terza cosa che penso, l’unica che poi traduco in un tono di voce udibile all’esterno del mio cervello è:

“Voglio cucinare e scriverne. Mi piace provare, comprare gli ingredienti, fare felici gli altri con il cibo e vorrei riuscire a far venire l’acquolina in bocca a tutti solo leggendo delle righe scritte da me. Mi piacerebbe che a un certo punto fossi così brava da saziare di parole chi mi legge”. Ecco, questo è quello che amo fare e diciamo che sto lavorando affinché questo sia non solo un progetto di vita, ma la mia vita.

Poi penso a quale post vorrei scrivere oggi e mi ritrovo davanti la foto della sbrisolona che comprai a Mantova durante FoodJoy e dello zabaione che feci per la prima volta in casa, usando il vino bianco e non il marsala, come suggerito dal signor Pavesi dell’omonima pasticceria/pastificio in centro a Mantova, e penso a quanto fosse buono e a quanto oggi, con l’umore e il tempo che c’è, non mi verrebbe altrettanto buono.

Perché il cibo quando la giornata non va non (mi) viene affatto bene. E allora penso che forse è meglio se non ho fatto il cardiochirurgo perché quando hai tra le mani il cuore di qualcuno a quel cuore lì non frega nulla se a te, quando è brutto, lo zabaione viene male.

E torniamo in cucina.

Lo zabaione, quella forma di amore tra zucchero e uova con una punta alcolica – ché una punta d’alcool fa sempre bene a qualunque amore -, è un cibo delizioso e lo si mangia in accompagnamento a dolci piuttosto secchi. La sbrisolona è perfetta. La perfezione però l’ho ritrovata anche nei bicchierini che realizza il signor Pavesi, in quel di Mantova: un guscio di frolla, ricolmo di densissimo zabaione, con un ciuffo di crema al burro e un’amarena “on top”. Quelli che vedete qui sotto, per capirci, con tanto di foto mia e della mia faccia in totale adorazione.

E ora, passiamo allo zabaione casalingo e alla sua semplicità, che richiede comunque tempo, costanza e una bella giornata!

Ingredienti

  • 4 tuorli
  • 120 g di zucchero
  • 2-3 bicchierini di vino bianco secco

Preparazione

In una ciotola sbattete con una frusta le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto bianco e spumoso. Sempre mescolando, aggiungete poco alla volta il vino e ponete il tutto sul fuoco, a bagnomaria, e continuate a mescolare, senza far raggiungere l’ebollizione e montando bene il composto. Una volta ottenuta un consistenza densa e spumosa, ritirate subito dal fuoco e servite in tazza o come accompagnamento al vostro dolce.

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