Le dimostrazioni di affetto di un bambino: gesti, non parole.

Mia nonna era irlandese e si chiamava Joyce. Tempo fa, su un libro, ho riportato uno dei pochi ricordi che ha di lei mio padre: “Una volta mio padre voleva sgridarmi. Io scappai e mi andai a rifugiare tra le gambe di mia madre (le arrivavo alle ginocchia, più o meno). Lei aveva addosso il grembiule sporco di farina e l’odore di scones riempiva tutta la casa: affondai la faccia tra le sue gambe impaurito, lei mi accarezzò la testa. Non disse nulla, ma lanciò a mio padre uno sguardo deciso e lui (un uomo alto due metri, burbero e rigoroso) girò i tacchi, senza dire una parola. La mamma, che sembrava fragile e dolcissima, in realtà era una donna forte e caparbia. Mentre mi guardava, i suoi occhi si strinsero in un sorriso. Aveva il tuo stesso modo di strizzare gli occhi. Non ho molti altri ricordi, ma quel volto e il profumo di scones li ricordo come fosse ieri.

Joyce io non l’ho mai conosciuta, è morta quando mio padre era molto piccolo, ma quel gesto di abbracciarle le gambe è vivo nella sua mente ancora oggi.

Mio figlio spesso rifugge i miei baci, come a a dirmi: “Basta coccole, mamma!”.
Io non sono mai stata una molto fisica, ma amo stritolarlo tra le mie braccia, sopratutto quando non lo vedo per tante ore.
Stritorarlo è il termine adatto, anche perché il mio gesto è spesso accompagnato da un mugugno che significa tutto quello che ho dentro e che non saprei esprimere diversamente.
Ecco, quel mugugno, quel fortissimo abbraccio che dura poco, ma ti fa scoppiare il cuore per quanta energia ci metti, ha cominciato a farlo anche Tom.
A volte non mi si fila per ore, poi appare, magari sono in cucina a lavare i pomodori, mi corre incontro, si attacca forte alle mie ginocchia e “Mmmmh!”. Dopo un secondo si stacca, io gli poggio la mano sulla testa, affondando le dita tra i suoi ricci, e lui alza lo sguardo sorridente.

Quell’abbraccio, quello sguardo e quel sorriso sono tutto. Dobbiamo imparare dai bambini, farci insegnare ancora una volta che le parole non servono quando i gesti sono così concreti ed energici.

Fino a qualche mese fa non ero in grado di riconoscere l’amore che provava mio figlio per me, per suo padre e per tutti quelli che gli vogliono bene, mentre ora è lampante. Sono chiare le antipatie, le simpatie, le titubanze e gli imbarazzi. Intorno all’anno e mezzo il bambino esplode con tutta la sua personalità e non vi preoccupate se spesso vi ritrovate a litigarci perché vi ha lanciato la pappa sul pavimento, fa parte del gioco delle parti.

Ho iniziato questo blog per parlare di prime volte e, per quanto capiti a tutti i bambini e a tutte le mamme di dare e ricevere abbracci, in queste giornate – giornate in cui gli dedico meno tempo perché mi sto concentrando sul lavoro in modo da non dovermi portare dietro nulla – quella sua corsa per affondare il viso tra le mie ginocchia vale più di mille parole.



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