L’asilo nido: alla ricerca del luogo perfetto.

Come volevasi dimostrare, la prima volta non è sempre un successo, anche quando si tratta di visitare un asilo nido.
Sono una mamma che riesce a lavorare da casa e a conciliare il proprio figlio con il lavoro nel migliore dei modi possibili, per ora. Tra compagno, colf e nonni vari mi sono riuscita a organizzare perfettamente, per ora. E non ho intenzione di mandare Tommaso al nido, per ora. Ecco, dal momento che sono giorni che mi frulla in testa questo “per ora” e dato che come freelance le mie giornate lavorative sono come i cioccolatini di Forrest Gump – non sai mai quello che ti capita – ho deciso che è arrivata l’ora, proprio ora, di cominciare a guardarmi intorno per capire dove potrei portare il piccolo Tom tra un annetto circa.
L’altro giorno, presa dall’ansia del “per ora”, mi sono fermata a dare un’occhiata al primo asilo che ho trovato lungo la strada, vicino a casa. Da anni notavo quell’insegna colorata con su scritto “Asilo nido” e così, con Tom tra le braccia, ho deciso di entrare.
Aiuto! Terrore! Orrore!
Prima di tutto si trova nel cortile di un condominio, con ben quattro palazzi affacciati sul piccolo cortiletto recintato: niente giardino, ma un pezzo del cortile di cui sopra a fare le veci dello “spazio all’aria aperta” con tanto di tappeto verde, a simulare un prato, di quelli che se cadi ti sbucci le ginocchia e ti vengono quelle belle croste che i bambini si divertono a staccare con le dita. Dai, lo facevate pure voi, no?
Nonostante tutto decido di entrare, anche se la faccia di Tom era piuttosto perplessa.
Erano le 11:30 del mattino e i bambini, dai tre anni in giù, erano a tavola. A tavola? Come a tavola? Poi vi spiego (anche se ancora non l’ho capito nemmeno io).
Mi si avvicina una ragazza giovane e le chiedo se posso avere informazioni. Arriva la responsabile – una che nemmeno riesce a guardarti negli occhi mentre racconta come funzioni il suo nido – e mi spiega come vanno le cose: orari, partenze e arrivi dei bambini, sonnellini, costi (che ve lo dico a fare?) e pasti.
“Per il pranzo abbiamo una nostra cuoca interna e non un catering esterno” – mi dice – “Ah, bene”, annuisco io. (Bene? Bah, anche questo è tutto da vedere).
La cosa che mi ha sconvolto (da quando sono mamma mi sconvolgo molto facilmente) è, tra le altre, l’orario del pranzo: 11.30 tutti a tavola! Roba che Tom, a quell’ora, ha malapena mangiato la merenda.
Insomma, l’impatto non è stato dei migliori, e pensare che ho un ricordo così bello e vivo del mio nido. Sì, me lo ricordo ancora oggi: un bel giardino con pergolato, una mensa ampia, cuoche simpatiche, maestre gentili. Lo so, cinque minuti di chiacchiera con una maestra non sono sufficienti, ma credetemi: quando si parla di asili l’abito fa molto il monaco.
Mi sono proprio scoraggiata, poi però ho parlato con le mie amiche mamme, anche loro totalmente indecise su cosa sia meglio fare, e con mia madre, la quale mi ha raccontato di aver girato per mari e monti prima di trovare l’asilo adatto. Infine, ho letto il post della mia collega plurimadre, Rossella Boriosi, e ho pensato che devo proprio mettermi a lavorare sulla questione asilo nido.
Ho tempo, perché vorrei aspettare di vedere Tommaso camminare ed essere cosciente almeno un po’ di ciò che lo circonda prima di mandarlo all’asilo, ma credo che – per il suo e il mio bene – quando avrà tra i diciotto e i ventiquattro mesi farò il grande passo.
Nei mesi che mi separano da quel giorno, girerò, parlerò, studierò e cercherò di capire quale sia l’asilo perfetto: un asilo a prova di mamma.
Voi l’avete trovato? Quali sono secondo voi i requisiti di un asilo nido a prova di mamma? Sì, a prova di mamma, perché il fatto che si tratti di un posto a prova di bambino tenderei a darlo per scontato, no?
Vorrei un posto che mi faccia sentire sicura di averlo lasciato in buone mani.
Le caratteristiche fondamentali, secondo me, sono:
– L’ambiente: pulizia, spazi chiusi e all’aria aperta, bagni, sale nanna.
– Le maestre.
– I bambini che lo frequentano.
– Il cibo che viene servito.
Vi racconterò come procede la mia ricerca, ma voi ditemi la vostra: come è andata con il nido? Deluse o soddisfatte?

(Foto: Let’s Colour)



13 thoughts on “L’asilo nido: alla ricerca del luogo perfetto.”

  • Lieta di averti ispirata! L’elenco che hai fatto è assolutamente esaustivo, l’unico suggerimento extra che mi sento di dare è quello di prestare attenzione anche al momento dell’accoglienza e del ritiro dei bambini. Davide ormai ha tre anni e frequenta la scuola dell’infanzia. Paradossalmente, i problemi sono iniziati ora: al momento dell’arrivo le educatrici salutano distrattamente i bambini e poi si dedicano ad altro. Davide rimane alla porta senza sapere bene cosa fare, è perplesso e recalcitrante. Devo costringerlo a entrare, e non è semplicissimo. Al ritiro, nessuno racconta cosa hanno fatto i bambini durante la giornata, che attività sono state svolte, nulla. E’ piuttosto destabilizzante

    • Grazie a te. Sono pienamente d’accordo, ti ringrazio per il consiglio. Vi aggiornerò su come vanno avanti le ricerche. Al momento mi terrorizza anche un’altra cosa che mi ha raccontato una mia amica madre che da poco ha cambiato casa e, di conseguenza, l’asilo alla figlia: pare che nessuno controlli realmente chi viene a prendere i bambini! Chiedono all’inizio dell’anno le deleghe per nonni e tate, ma poi non controllano realmente chi si porta via tuo figlio. È assurdo.

  • Io ho fatto il mio giro quando la bimba era ancora nel pancione, visto che 9 mesi dopo la nascita sarei tornata al lavoro. Ho scelto il nido in base al giardino (e` nel mezzo di un parco), alle attivita` (giochi con l’acqua, sensory room, softplay, ma anche passeggiate ai musei/biblioteche) e posizione (e` sulla strada per andare a lavoro e vicino all’ufficio di mio marito, piu` flessibile di me con gli orari). Sul cibo non ho molta scelta, idem pulizia (vivo in UK, nel bene o nel male sono standard). A fine giornata poi mi danno il diario particolareggiato di cosa ha fatto/detto/mangiato ed e` quasi come se avessi perso solo qualche ora della sua giornata, non piu` di 8. Costa quanto un mutuo, ma ne siamo tutti entusiasti, lei soprattutto: quando arriva li` corre felice dalle maestre, spesso non ci saluta neanche.
    Tra un paio di settimane faranno la recita di Natale … la nostra prima recita. Sara` meglio che mi trovi un mascara waterproof per l’occasione.

    • Che bello sarebbe se anche qui in Umbria ci fosse un asilo che ti da’ il diario giornaliero. Anch’io sto cominciando a fare il giro perché tra 6 mesi dovrò lasciare il mio cucciolo e mi chiedo se non sia meglio trovare una tata. Voi che ne dite?
      Grazie…e’ molto utile confrontarsi…

      • Ma quanti mesi avrà il tuo bambino quando lo dovrai lasciare? Credo che l’età conti molto. Se non avessi l’aiuto dei nonni, fino all’anno di età cercherei comunque di organizzarmi per farlo stare nel suo ambiente, con una brava tata. La spesa potrebbe essere maggiore, ma sento spesso le mamme lamentarsi perché al nido i bambini si ammalano molto spesso, costringendo i genitori a organizzarsi comunque con una tata per accudirlo. Il confronto e lo scambio di opinioni è fondamentale, soprattutto per capire come organizzare al meglio la vita dei nostri bimbi.

        • Il bimbo avrà meno di un anno quando dovrò lasciarlo e non ho i nonni disponibili per cui mi sa che faro’ il mutuo tata…non sara’ facile nemmeno scegliere la persona giusta…già soffro di gelosia :)))

          • La mia e` andata al nido a 9 mesi. Ho anche pensato ad una childminder, ma non mi piaceva l’idea di sostituire me con un’altra donna… e se si fosse affezionata a lei in vece della mamma?E` vero che all’inizio i bimbi si ammalano spesso (costruirsi le difese immunitarie vuol dire beccarsele tutte), quindi e` fondamentale che entrambi il tuo capo e quello di tuo marito capiscano che i primi mesi sono di ‘assesstamento’. Per non contare poi quello che passano a te (dopo 2 mesi di asilo ho preso tonsillite e congiuntivite… io, non lei… e si` che credevo fossero malattie da ‘piccoli’).

    • Prima di tutto auguri per la recita! Voglio sapere tutto, deve essere davvero emozionante. Poi concordo: il “mutuo” lo spendi con gioia se quando vai a prendere tuo figlio è felice e, soprattutto, quando sai di averlo lasciato con persone fidate. Sei stata fortunata. Per il cibo, che dire: ma da quelle parti non dovrebbe averci pensato quel gran figo di Jamie Oliver a rendere i menù delle scuole accettabili?

      • Sara` di certo strappalacrime, eppure dovro` resistere, se no mio marito mi prendera` in giro fino all’eternita`.
        Jamie Oliver? E` da asili posh della Londra bene. Io vivo nel Nord-Est, molto meno blasonato. L’ultima volta che ho letto il menu c’erano ‘spaghetti on toast’ per merenda (dove la bimba ha accuratamente scartato gli spaghetti e mangiato il toast), da allora ho smesso di leggerlo. Ho solo chiesto alle maestre di sostituire patatine, cibi fritti e cioccolata con crackers di riso e frutta, per il resto ci si adatta se no non si vive. La sera comunque noi sediamo a tavola per la cena, se la bimba ha ancora fame mangia quello che ho cucinato, se no solo un po’ di frutta. Dicono che i bimbi piccoli sappiano regolarsi da soli per quanto riguarda la quantita` di cibo, per cui mi fido di lei.
        Ilaria: belli questi posto, continua cosi! 🙂

        • Spaghetti on Che? Aiuto! Ecco, grazie, queste sono le volte in cui amo far crescere mio figlio in Italia. Speriamo bene. Grazie per i complimenti. Spero di ritrovarti spesso.

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