L’aquaticità e quei momenti tutti vostri

L’aquaticità e quei momenti tutti vostri

Tommaso tra pochi giorni compirà tre anni.

I tre anni di un bambino sono un po’ come i diciottanni per un adolescente: improvvisamente puoi fare un sacco di cose da solo.

Già, perché a tre anni un bambino è in grado di esprimersi e di farsi capire e questo gli permette di poter passare del tempo senza i propri genitori in posti che non siano solo l’asilo.

A tre anni quasi tutte le ludoteche ti permettono di accedere a giochi “da grandi”; all’Ikea puoi andare nell’area bimbi (anche se a Tommaso piace molto di più girare con me e vedere tutte le stanze); tante attività organizzate per bambini a Milano o in altre città sono per bimbi dai tre anni in su; e così via. E così diventi grande e la mamma serve un po’ meno.

Io e Tommaso da due anni e mezzo andiamo in piscina insieme, facciamo acquaticità alla Miele, una bella piscina per bambini che chi abita a Milano conosce quasi sicuramente.
Il corso, fino a tre anni, prevede la presenza della mamma in acqua, questo perché non è che i bambini imparano a nuotare, ma ad avere un rapporto con l’acqua, a non averne paura e a capire cosa vuol dire stare sopra e sotto l’acqua.
Per due anni e mezzo ogni settimana io e Tommaso ci siamo preparati; abbiamo portato il nostro borsone in bici, in auto, a piedi o in tram;  ci siamo messi il costume; abbiamo conosciuto mamme e bambini; abbiamo nuotato nell’acqua caldissima; abbiamo corso nel corridoio gelido – colpa dello sbalzo di temperatura  – per infilarci il prima possibile sotto la doccia; e abbiamo scherzato e litigato e riso insieme. Sempre io e lui, anche quando ero superincinta di Francesco.
Ecco, ora che il primo quadrimestre è finito e che Tommaso compie tre anni il passaggio naturale – o così dovrebbe essere – è quello del corso per grandi: cinque bambini, un istruttore, nessuna mamma in acqua, al massimo a bordo vasca per dare quel senso di fiducia iniziale che serve al bambino, un po’ come quando si fa l’inserimento al nido.

Le mamme, praticamente tutte, che hanno fatto acquaticità con me e che sanno che sto per fare il passaggio dal nuoto insieme a quello solo per bimbi mi guardano come fossi stata baciata dalla fortuna: la frase tipo è “Beata te, non vedo l’ora di finire anche io“.
Ma io no! Ammetto che l’acqua della piscina è molto calda, ma questo per me era l’unico “contro” dei tanti pro di questa esperienza e così, ora che si conclude (inizio a breve con Francesco, olè!) io ho il cuore che scoppia.

Scoppia di gioia: il mio Tommaso si fa grande ed è bellissimo vederlo crescere, indipendente e sereno.
Scoppia di ansia: alla fine che ne so io se poi resta a galla? È chiaro che l’insegnante è sicura che sia pronto e lo vedo anche io, ma un conto è essere in acqua e un conto è vegliare da bordo vasca. Oh, io alle brutte mi butto!
Scoppia di malinconia e mammitudine totale: il corso di nuoto era il MIO MOMENTO con Tommaso.

Di cose con Tommaso in tre anni ne ho fatte parecchie, ma nulla ci teneva così uniti come la piscina perché lui si affidava a me e io ho imparato a fidarmi di lui. Ho sempre tenuto il momento della piscina come uno spazio privato, qualche volta mi hanno accompagnato i miei, sopratutto quando avevo il pancione e facevo fatica a fare doccia e vestizione tutto da sola, ma quando ho potuto siamo andati da soli, io e lui.
Molti genitori con due bimbi, come me, fanno doppia lezione: prima il piccolo e subito dopo il grande, ovviamente fuori c’è un parente o una tata ad aiutare, una mezz’ora dietro l’altra in acqua, per non perdere tempo e portare i bambini una volta sola.
Io non farò così. Francesco avrà il suo momento, come l’ha avuto Tommaso.

Se posso dare anche un solo consiglio alle mamme o alle future tali è quello di trovarlo, quel momento, quel piccolo spazio dedicato solo a voi due, anche se di figli ne vorrete dieci.

Io ora spero di trovare un altro mio momento con Tommaso o quanto meno che nella vita lui ne voglia sempre trovare uno, anche piccolissimo, solo per me.



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