La scenata delle scenate: un vaccino per la mamme

La scenata delle scenate: un vaccino per la mamme

C’è chi li chiama Terrible Twos.
C’è chi non li chiama e si dispera.
C’è chi li definisce capricci e che quindi è tutta colpa loro, dei bambini.
C’è chi si fa assalire dal proprio figlio senza problemi, o almeno facendo finta che non ci siano.
Io credo che l’insieme di “terrible twos” (per cui quel periodo di crescita di un bambino che trova la sua espressione più interessante, ma allo stesso tempo potente, tra i due e tre anni di età) e nascita del fratellino abbiano scardinato non pochi paletti di sicurezza in Tommaso, il mio bimbo più grande e in questo preciso momento lui stia cercando di rimetterli in piedi, costruendone possibilmente anche di nuovi e demolendone altri ancora.

Questo per dire che sì, anche a casa mia, dopo quasi tre anni di pacifica convivenza, è arrivata “la Scenata”: rappresentazione fanciullesca degna di tutta la tragedia greca, con piccoli ma efficaci innesti di sceneggiata napoletana.

Vi spiego cosa è accaduto, proprio perché “la prima volta” non si scorda mai e anestetizza – in parte – il genitore in occasione delle successiva.

Vado a prendere Tommaso a scuola con il fratellino. Passeggiamo amorevoli lungo il vialetto, andiamo a comprare la focaccia per la merenda (siamo ancora molto amorevoli), siamo quasi giunti a casa quando Tommaso, cosa che non capita mai, decide di entrare nell’edicola.
Può andare, non ci sono problemi, io attendo fuori perché munita di passeggino, pedana & Co.
Lui torna fuori con un giornaletto con in allegato una pistola in plastica, di quelle che sparano le ventose per capirci, e mi dice: “Lo voglio!”.
Io, amorevole come sopra, cerco di spiegargli che:
A. Ne abbiamo una identica a casa.
B. No, non gliela compro perché pure piuttosto brutta.
C. Se proprio vuole qualcosa, un giornalino o simile, può scegliere altro che non ha.
D. Tra poco meno di un mese è il tuo compleanno, i regali belli arrivano con Babbo Natale e al compleanno, per cui se vuoi ne avrai una bellissima – nonostante io non impazzisca all’idea che abbia una pistola – per la tua festa.
Per cui, detto tra mamme, non sono neanche stata così poco accondiscendente.

Paletto: Mamma non realizza un mio desiderio.
Reazione: la Scenata.

Tommaso, colui che fino al giorno prima se lo portavi via dal parco lagnava 30 secondi o poco più, diventa il peggior protagonista di “SoS Tata”.

Io, spettatrice attenta del programma di cui sopra anche prima di avere dei figli e lettrice accanita di quel che accade nelle varie fasi di crescita di un bambino, parto con la reazione più pacata, ma anche meno naturale e più faticosa per una madre: resto tranquilla, gli parlo con calma, gli rispiego i punti A, B, C, D, portandolo via dall’edicola e proseguo per la mia strada. Al mio fianco Satana si impossesso del tenero Tommaso che a quel punto sembra incarnare la potenza di tutte le risse televisive che ho visto negli ultimi anni, da Sgarbi alle Iene a Jespica vs. Elia all’Isola dei Famosi, e urla in mezzo alla strada come se lo stessi ammazzando o stessi facendo a pezzi il suo pupazzo preferito.
Proseguo, vado verso casa di sua nonna, che nel frattempo pensa davvero suo nipote stia stramazzando in mezzo alla strada visto che lo sente urlare da casa sua, e lui continua.
E continua per le scale.
E continua in ascensore.
E continua entrando dalla nonna.
(Nel frattempo, l’angelo di Francesco, quello piccolo, è pacifico nella carozzina, ignaro di quel che accade, collaborativo con sua madre dato che evita di piangere anche lui, ma di sicuro sta pensando “Ah, beh, tra qualche anno faccio pur’io così!”)
E continua anche se gli chiediamo di calmarsi. 
E continua anche se non ce lo filiamo.
E continua fino a quando mi chiudo con lui e gli parlo, di nuovo con calma (nel frattempo ho tutti gli organi interni che stanno giocando a 1,2,3 Stella!), e gli ripeto i punti A, B, C e D includendo una postilla finale: che ne dici se ti faccio vedere la pistola che pensavo di regalarti? È quella di Buzz Lightyear, mica quella roba brutta dell’edicola. Lui accetta, gli occhi pieni di lacrime e il viso rosso.

Gli mostro il fucile colorato sull’iPhone e gli dico che chiamerò il negozio per farla mettere da parte e così parte la finta telefonata.

“Pronto, negozio Disney? Sono la mamma di Tommaso, vorrebbe la pistola di Buzz, possiamo averla per il 15 febbraio?”

Fingo il silenzio per far parlare il mio finto interlocutore mentre Tommaso mi guarda come fossi Superman, o la pubblicità durante una rissa tv.
“Grazie, allora ce la fate a portarcelo per il 15?”
Metto la mano davanti al telefono e dico a Tommaso, sempre incantato: “Dicono che se piangi non posso mandarla, capito?”.
Capito.” dice tirando su con il naso e strofinandosi la faccia.
Chiudo la telefonata, la crisi è passata, ora ovviamente dice di voler aspettare alla finestra la consegna, ma riesco a fargi capire che non arriverà subito.
Lui sembra rasserenarsi, sorride anche alla nonna che nemmeno aveva salutato entrando, e ci abbracciamo.
Questa è stata la prima volta, ne sono arrivate già un altro paio, argomenti diversi (non voglio andare a letto, voglio rimanere con i nonni…), sceneggiate più o meno simili. Sto cominciando a capire come gestire la cosa, la prima volta è stata pura improvvisazione mista ad adrenalina.

Ora ho capito un po’ di più:
1. Meglio lasciarli sbollire, non insistere sul punto della sceneggiata, ma proseguire comunuque per la propria strada.
2. Tenere il punto: se si è detto di no a qualcosa meglio rimanere coerenti, altrimenti loro si ripeteranno, ma a un certo punto si può trovare una mediazione adulta.
3. Tra i due e i tre anni, ho letto ancora cose sui “terrible twos”, i bambini hanno bisogno di sperimentare e capire quali sono davvero le barriere che gli state mettendo, per il loro bene chiaramente, e hanno bisogno di capire fino a che punto possono arrivare. Ecco il limite dovete metterlo voi genitori, ma cercate sempre di costruire una barriera morbida e non un muro di mattoni, altrimenti quando andrà a sbatterci si farà male. Vi farete del male.
4. Avere qualcuno paziente, positivo e rilassato aiuta. Ho un compagno che quando parte la Scenata diventa Ghandi. Beato lui.
5. Le crisi stancano, sopratutto le mamme o chi passa la maggior parte del tempo con il bambino. Le crisi vi dilaniano e il cuore sembra scoppiare, ma poi si sistema tutto e voi due, mamma e figlio, ne uscite rafforzati in affetto, sicurezza e fiducia reciproca.

Io non so se la Tata Lucia avrebbe approvato la mia prima reazione alla Scenata, ma non mi importa molto, credo che l’istinto mi abbia aiutato parecchio, ma non nego di essermi sentita in imbarazzo, arrabbiata, nervosa, disperata e dispiaciuta. Ecco, non negarlo aiuta.



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