La favola della buonanotte va scelta bene

La favola della buonanotte va scelta bene

Da quando Tommaso è passato nel letto grande ho cominciato seriamente l’abitudine di leggergli la favola della buonanotte.

Quando Tommaso stava ancora nel lettino con le sbarre ho provato a leggergli qualcosa, ma non essendo vicina a lui rischiavo solo di tenerlo più sveglio di prima perché restava seduto o si sporgeva per capire cosa stessi leggendo. Ora invece posso mettermi sdraiata insieme a lui per leggere e la cosa gli piace parecchio.

Per quanto riguarda la nanna da sempre Gianluca ed io abbiamo messo in pratica dei piccoli della buonanotte che si sono evoluti e modificati nel tempo, ma credo che questa storia del rito sia stata la chiave del successo per creare un buon rapporto tra Tommaso e il tempo della nanna.

Sui riti usati fino ad oggi ho intenzione di scrivere un post, giusto per dare qualche spunto e poter, magari, essere d’aiuto a chi sta cercando una via per mettere a nanna i bambini e ancora non la trova. Una cosa è certa: ho dei bimbi che dormono, ma diciamo che l’impegno, noi genitori, ce l’abbiamo sempre messo.

Tornando all’ultimo rito in corso, ovvero la lettura della favola della buonanotte, tutto è cominciato con “Maria”: “I mostri hanno paura della luna” di Marjane Satrapi è stata la prima storia che ho letto a Tommaso e che lui ha voluto gli venisse letta, ancora e ancora. Una favola semplice, breve, che parla di gatti, mostriciattoli della notte e di come Maria riesca a dormire serena da quando ha un gatto in fondo al letto.
Bella favola, ma quando la leggi ogni sera, anche diverse volte a sera… Ci siamo capiti, no?

Poi l’altro giorno al supermercato mi sono imbattuta in Geronimo Stilton, fenomeno che conosco solo di nome, e i disegni mi sono piaciuti subito, poi c’era questa cosa del font diverso di tanto in tanto che mi incuriosiva e soprattutto il volume era dedicato alle più belle favole dei fratelli Grimm e così non ho resisto. Tornata a casa ho mostrato il libro a Tommaso, spiegandoli che da quella sera, se fosse andato a letto quando lo dicevano mamma e papà senza troppe trattative sull’ultimo cartone, io gli avrei letto una delle storie del libro. Lui ha accettato subito di buon grado e – devo ammettere – da quella sera come capisce che è ora della lettura si prepara per andare a nanna, esegue i suoi riti pre-nanna (latte pronto, copertina e pupazzo, detti “Pa’ e Cookie”, a nanna e ultima pipì) e salta nel letto in mia compagnia.

Abbiamo cominciato con Cappuccetto Rosso; a fatica sono passata a Biancaneve, dopo circa 10 giorni di Cappuccetto; mentre da poco – tutto merito della strega che finisce nel forno, evento che ha catturato l’attenzione di Tommaso più dell’idea che possa esistere una casa di marzapane – stiamo leggendo Hansel e Gretel.

Ogni sera salto un pezzo, ne cambio un altro e ne accorcio un altro ancora, perché – converrete con me – dopo un po’ tocca far lavorare la fantasia: i Grimm erano bravi, ma quando ormai sai le storie a memoria l’occhio non riesce neanche più a seguire le parole.

Parole che invece Tommaso ama seguire e scoprire proprio grazie alla grafica con cui è realizzato Geronimo Stilton, come vi dicevo. Guardate qui:

librostilton

Come vedete alcune parole hanno font diversi dal testo ed emergono attirando l’attenzione dei piccolini (questa è una delle diverse ragioni del successo del topo Geronimo). Chi conosce Geronimo mi prenderà per una novellina, ma d’altronde lo sono.

Sono figlia degli anni ’80 e ho passato l’infanzia con un mangianastri in cui risuonavano le mitiche favole sonore. Ricordate “A mille ce n’è…“?

Con Tommaso invece ho scoperto il piacere di raccontare, inventare, trasformare le storie. Ho scoperto quanto sia bello recitarle e dare spiegazioni assurde alle domande altrettanto assurde di un bambino che, per la prima volta, sente parlare di streghe, madri che muoiono e matrigne cattive.

Il problema, e qui arriva il punto fondamentale, è fargli scoprire nuove storie: i bambini sono ripetitivi e amano leggere e rileggere la stessa favola all’infinito, come quando guardano mille volte di seguito lo stesso cartone.

Il mio consiglio, prima di proporre la favola della buonanotte a vostro figlio, è di scegliere al meglio quello che potrebbe piacere anche a voi perché è difficile cambiare storia. Io con i Grimm sono cascata bene, anche se sto cercando di passare a Rodari e alle sue “Favole al telefono”: vuoi mettere la casetta di marzapane con un intero palazzo di gelato nel centro di Bologna?



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