La cecina (o farinata) che mangiavo a Lucca e il cibo che porta ricordi

La cecina (o farinata) che mangiavo a Lucca e il cibo che porta ricordi

C’è chi la chiama farinata e chi la chiama cecina. L’importante è sapere che si tratta di una deliziosa bassissima focaccia fatta di farina di ceci, acqua, sale e olio. Nulla più.

Io ho un paio di ricordi legati alla farinata.

Il primo, più sciocco, ma che mi fa sempre molto ridere, risale a quella volta che un mio amico Matteo Osso, invitato per cena a casa mia, mi scrisse un sms: “Porto anche la farinata, posso?”. Io ne fui super contenta, mi sembrava strana come proposta, ma dato che è lo stesso amico che tempo prima mi fece scoprire il sublime frico friuliano, non mi stupii più di tanto. Senonché, una volta aperta la porta, mi trovai davanti lui e la Farinata. Ovvero, Marialuisa Farinata, una ragazza che ora è mia amica, ma che nulla ha a che fare con i ceci e la ricetta di cui porta il nome.

Cecina ripiena

L’altro ricordo, ancora vivo, è quello legato alla città di mia mamma, Lucca, luogo in cui la farinata è una zuppa di verdure e cavolo nero – buonissima! – a cui viene aggiunta della farina di mais (per cui niente ceci) a metà cottura, per renderla più cremosa, mentre la focaccia di cui prima si chiama “cecìna”.

E la mia ultima cecìna a Lucca (ne ho mangiate tantissime negli anni, quasi sempre “Da Felice” in Via Buia, 12) non è legata a un bel momento, ma mi è rimasta nel cuore perché l’ho mangiata con la mia piccola famiglia, con persone a cui voglio bene e con le quali, nel preciso momento in cui mangiavamo una strepitosa cecina farcita con stracchino e prosciutto cotto, cercavamo di pensare a cose belle, rimettendo a posto i ricordi di un passato felice, proprio mentre un pezzo importante di quel passato e della mia felice infanzia in Toscana ci stava lasciando per sempre.

Ecco, a volte il cibo non è legato solo a bei momenti: per quanto sia buono nulla può alleviare ferite enormi. A distanza di tempo però è spesso proprio il cibo a generare ricordi, ad aiutare la memoria a recuperare istanti importanti, legati a persone altrettanto fondamentali. E così ogni tanto io la cecina la preparo, con calma e cura, a casa mia. I miei figli la amano molto. Quel che avanza poi lo riempio di stracchino, prosciutto cotto ed emozioni e lo mangio felice in ricordo di quel gran figo del mio zio Piergiorgio!

La cecina

  • 300 g di farina di ceci
  • 1 l di acqua
  • 1 cucchiaino di sale fino
  • 1/2 bicchiere di olio extravergine di oliva
  • pepe nero macinato fresco

In una ciotola capiente versare la farina e l’acqua a filo, mescolando fino a ottenere una pastella molto liquido e senza grumi. Salare e pepare, unire metà dell’olio e lasciar riposare almeno un paio d’ore. Schiumare la pastella se necessario. Scaldare il forno a 200°. Versare l’olio rimasto in una teglia rettangolare bassa e versarvi il composto liquido. Far cuocere la cecina in forno per circa 10 minuti, o fin quando sulla superficie non si sarà formata una crosticina dorata (occorrerà minimo un’ora). Lasciate raffreddare leggermente, tagliate in rettangoli e servite.

Cecina 3



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