Il sugo al rosmarino, quello della mia mamma

E rieccomi, con ancora addosso i postumi di una splendida Festa della Rete, per tornare a parlarvi di cibo, e se possibile di comfort food.

Avrò modo, un post dopo l’altro, di raccontarvi quanto (mi) è accaduto nel corso dei tre giorni a Rimini, ma voglio partire da una delle ultime cose che ho fatto e alla quale tenevo particolarmente: il panel dedicato al comfort food.

Gli ospiti che ho moderato sul palco sono stati stupendi, alcuni li conoscevo, come Sonia Peronaci, Sandra Salerno e Giulia Scarpaleggia, altri sono stati una rivelazione, come lo chef Marco Parizzi, Martina Liverani e soprattutto Lara Gilmore Bottura.

Ad ognuno ho chiesto quale fosse il proprio comfort food, ma sopratutto cosa venisse loro in mente quando si parla di cibo comfort. Il termine, ormai ve l’ho detto e ridetto, è americano e come tale ha una sua forza e un impatto che nessuna traduzione italiana sa rendere. Non servono però molte parole quando in tavola arrivano un purè di patate; dei cappelletti in brodo; la pappa al pomodoro; il brasato; un tiramisù; le polpette della nonna; o un glorioso piatto di spaghetti al sugo. Siete d’accordo?

Il punto è proprio questo: l’Italia è sicuramente uno dei paesi a più alta concentrazione di cibo comfort, con in più il piacere di prodotti di qualità e la forza di una tradizione e cultura gastronomica che in pochi possono vantare.

Ma il cibo diventa un comfort, questo è emerso dal dibattito, in modo particolare quando quel sapore, quei profumi e quelle consistenze si uniscono all’immagine di un volto, a una situazione speciale, a un ricordo, a un momento della vita.

Il cibo è comfort in modo duplice: lo è per chi lo riceve, ma anche per chi lo prepara, o addirittura per chi lo prepara sperando di leggere nel volto di chi lo riceve quello stupore tipico che si ha (cito Marco Parizzi) quando si è in macchina e alla radio passa proprio quel pezzo di quando eri giovane che ti catapulta con forza in un ricordo.

Ricordi, nostalgia, piacere e gioia: tutto racchiuso in un semplice comfort food.

Sono emozioni che ritrovo sempre, ad esempio, nel sugo al pomodoro e rosmarino che fa la mia mamma e che ho imparato a preparare, ma che quando lo fa lei – BAM! – è tutta un’altra storia.

Vuoi mettere anche solo il comfort di trovarsi con un piatto fumante in tavola?

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Il sugo al rosmarino (per 4 persone o 320 g di pasta)

  • 300 g di polpa pronta di pomodoro
  • 2 spicchi di aglio
  • 3 scalogni
  • 2 o 3  rametti interi di rosmarino,
  • 1/2 cucchiaino di zucchero
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • olio extravergine di oliva
  • pepe

In un pentolino capiente versate un paio di dita d’olio e fatevi appassire a fuoco medio basso l’aglio sbucciato, gli scalogni tritati grossolanamente e un paio di rametti sciacquati e asciugati di rosmarino. Unite la polpa pronta (se non l’amate potete usare anche la passata), aggiustate di sale e pepe, aggiungete mezzo cucchiaino di zucchero e fate cuocere per una ventina di minuti. A metà cottura aggiungete un altro paio di rametti di rosmarino.

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