Il Rifugio Delicatessen, e le cose capite un giovedì

Il Rifugio Delicatessen, e le cose capite un giovedì

Sai quando ti trovi nel posto giusto, al momento giusto, con il cibo giusto e la musica giusta, ma proprio nella giornata che vorresti cancellare dal calendario? Ecco, è quello che mi è accaduto il 22 gennaio 2015, era un giovedì e io ho capito molte cose.

Giovedì scorso è stata una di quelle giornate tristi, di quelle che vorresti non vivere perché ti coinvolgono, coinvolgono chi ami e ti ritrovi nello sconforto di sapere che alla fine non c’è nessuno che sappia risponderti davvero, quando chiedi: “Ma perché?”.

Ci sono persone che cercano rifugio in luoghi di culto, in questi momenti. Io anche cerco rifugio, ma a modo mio: se da una parte il cibo è per me lavoro e passione, spesso è anche quell’elemento taumaturgico che mi risolleva l’anima. Se poi ci si mette anche il fato (o il caso, o il destino, fate voi) a farmi capitare davanti a un posto che non avevo mai visto e che, come la Casa di Babbo Natale, sembra essere apparso per magia in un anonimo incrocio milanese, durante una giornata fredda e umida, solo per rassicurami: allora credo davvero che ci sia qualcosa di “confortante” nel cibo.

Il Rifugio è il secondo dei due ristoranti della catena Delicatessen, panetterie e ristoranti altoatesini giunti a Milano da qualche anno ed è qui che ho trovato conforto giovedì scorso.

Vi spiego dunque cosa ho capito e perché.

Ho capito che chi è gentile lo è sempre, anche se manca mezz’ora alla chiusura, il locale è ormai vuoto e tu entri solo per un caffè. E una fetta di torta.

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Ho capito che la linzer, fatta come si deve, è forse la mia torta preferita in assoluto. La conoscete? Si tratta di una crostata con farina di mandorle e cannella a volontà, ricoperta di marmellata di lamponi, di quella buona con i semini che scrocchiano un po’ tra i denti.

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Ho capito che un buon locale si riconosce dalla panna: se quando ordini il caffè o il dolce questi vengono accompagnati con panna e tu, che sia appassionato o meno, sei in grado di riconoscere che quella nuvoletta bianca e ben montata è fatta in giornata, non dico espressa, ma sicuramente preparata da panna fresca e non è uscita da bombolette ricolme di gas, allora sei nel posto giusto.

Ho capito che se chiedendo informazioni sul locale sono i camerieri stessi a consigliarti di fare un giro nella toilette (“Vallo a vedere, è fantastico!”), è perché anche chi lavora in quel locale è orgoglioso del posto in cui sta e non ha scheletri per quanto riguarda la pulizia di ogni ambiente. Al massimo delle corna sul soffitto!

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Ho capito – ma già lo sapevo – sedere da soli in un locale è davvero confortante, anche se ti ritrovi gli occhi addosso di chi è lì in compagnia e non capisce proprio perché tu sia sola. All’estero è normale, in Italia si fa ancora fatica a percepire il piacere di chi il cibo se lo gode (anche) da solo.

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Ho capito che ci sono canzoni che ti toccano il cuore alla prima nota e che casualmente risuonano proprio quando sai che ti faranno piangere. Nello specifico: “Moon River”.

Ho capito che c’è un legame strano tra me e il Trentino Alto Adige e che tutto ciò che di commestibile arriva da quel pezzo d’Italia mi rende felice.

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Ho capito che non potrei mai fare la critica gastronomica, perché mi affeziono ai posti: è come quando a vent’anni scrivevo di calcio e diventavo tifosa della squadra che seguivo con più frequenza. Sono un’appassionata, una che fa il tifo, una che ama scrivere di quello che le piace davvero e se gli altri seguiranno il suo consiglio faranno bene, ma non sono certo obbligati. Non voglio essere autorevole in questo campo, solo credibile e affidabile. E fidatevi: il Rifugio sa di buono, di casalingo, di montagna e di vacanza; sa di giornate umide e di legno profumato; sa di infanzia e di famiglia.

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Ho capito che il vero motivo per cui amo tanto la cannella non è solo una questione di papille che vibrano al solo annusare nell’aria il suo profumo.

Mi piace perché piace al mio papà.

 



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