Gestioni quotidiane in tempi di stress. E poi arriva lui

La cosa che mi fa stare meglio, da sempre, è mettermi a letto con la coscienza a posto. Lo sa bene l’UdR quanto odii litigare di sera, perché poi a letto serena non riesco proprio ad andarci. I tumulti serali li patisco. A prescindere.

C’è poi da dire che quando arriva un figlio, anche se si è molto sereni, qualche pensiero in più prima di dormire arriva per forza.

Se prima, quando spegnevo la luce sul comodino, chiudevo gli occhi, facevo il mio punto sulla giornata e pensavo a cosa avrei dovuto fare il giorno dopo: adesso questo flusso di pensieri raddoppia.
Passo in rassegna la mia giornata e quella di Tommaso e l’ultimo desiderio che esprimo prima di dirmi buonanotte è: “Fa che sia felice ogni giorno di più, che non senta la mia mancanza e che capisca ciò che faccio per lui“.
Che poi sono dell’idea che ci si debba anche prendere il proprio spazio, ma ci sono periodi – per me è adesso – che proprio non puoi: tutto il giorno a fare altro, presa tra più di un lavoro e quelle necessarie relazioni pubbliche che servono ai lavori di cui sopra, e poi c’è lui.

E a me quel “poi” fa venire un po’ il magone, anche se so che ci sono madri che quel “poi” lo vivono come necessario e naturale, a me dispiace dover mettere la parola “poi” davanti a Tommaso.
E così appena posso rientro a casa e cerco, anche fosse solo per mezz’ora, di farlo divertire, di dimostrargli – ma forse vogliamo solo dimostrarlo a noi stesse? – che nonostante quel “poi” io ci sono, sono arrivata da lui e gli sto dedicando tutto il tempo che posso.
E tutti i miei timori spariscono nell’istante in cui lui mi stringe, mi abbraccia e mi stampa un bacio che in confronto tutti i baci cinematografici del mondo sono robetta.

Ieri è accaduto proprio così: dopo quasi due settimane di corse, di cene preparate di fretta e di giornate che passano troppo veloci per essere godute appieno, ieri sono riuscita arrivare in tempo per prenderlo dalla nonna e portarlo in bel parco, ormai vuoto, a giocare. E io l’ho sentito che lui aveva capito che non c’era più un “poi”, ma solo un “adesso, io e te”. E me l’ha dimostrato con i sorrisi e andando a letto sereno.

E chissà qual è il suo ultimo desiderio prima di dormire? Io spero che lui pensi che è tutto apposto e speri che io stia bene anche quando lui non c’è, magari lui sogna solo un pacchetto di patatine!

(Foto di Ravages)



3 thoughts on “Gestioni quotidiane in tempi di stress. E poi arriva lui”

  • Sicuramente sognerà un pacchetto di patatine… è molto bella questa sua introspezione! Infatti oggi essere donna e madre sembra inconciliabile come cosa! …spesso una madre che lavora è portata a vivere la sua dimensione lavorativa con dei sensi di colpa che non sono mai declinabili al maschile. Penso che dovremmo emanciparci da questo tabù che alle volte ci porta a fare terreno bruciato attorno a noi e a giustificarci per le nostre scelte e/o esigenze! L’importante è fare tutto con amore e cercare di realizzare se stesse conservando quel senso di responsabilità di qualunque individuo che mette al mondo una creatura che in lui vede un modello. Quindi un modello d’amore per me è un gran bel esempio. Infatti io quando penso al mio futuro lavorativo cerco di pensare al modo per svolgere un lavoro in maniera onesta e coerente con quello che cerco di trasmettere in famiglia. Non sono madre ma ho sempre pensato da madre e non nascondo che mi piacerebbe dedicarmi completamente alla cura degli affetti e alla gestione della casa. E’ uno dei miei sogni ma non nasconde nessun retro pensiero circa la convinzione che una madre ” a tempo pieno” sia la quintessenza della buona madre. Anzi! Ancora complimenti per il post, un saluto 🙂

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