Esistono davvero i bambini cattivi?

Mio figlio è un bambino buono.
Sono molte le mamme che possono vantarsi e andare in giro urlando questa frase, anche perché: esistono davvero dei bambini cattivi?
Credo esistano bambini nervosi, iperattivi, lagnosi, antipatici e dispettosi, e spesso, il più delle volte, credo ci siano quelli i maleducati. E la colpa è solo nostra, degli adulti.
Detto questo, credo sia molto difficile tenere sotto controllo il proprio figlio, ventiquattro ore su ventiquattro, e credo sia anche ingiusto: tutti devono prendersi le proprie responsabilità e vivere esperienze lontani dai propri genitori, anche se quest’ultimi si trovano solo in un’altra stanza.
L’altro giorno sono stata a una festa con Tom e c’erano dei bambini di quattro anni che correvano a più non posso.
Che ci vuoi fare, sono bambini.
E poi questi bambini urlavano come delle aquile.
Che ci vuoi fare, sono bambini.
E poi uno è arrivato da Tom, che giocava sereno per fatti suoi, e gli ha strappato di mano il gioco.
Che ci vuoi fare, sono bambini.
Eh, no! E mo’ m’avete rotto: quello è il mio bambino e il tuo è un po’ stronzo.

Questo è quello che ho pensato nell’istante in cui ho visto la scena, ma non sono di certo intervenuta. Tom mi ha lanciato un sorriso e ha continuato a giocare con altre cose, come se nulla fosse.
Io ero molto dispiaciuta per lui, poi ho pensato che se avessi detto qualcosa a quello S di soli quattro anni il mio Tom non avrebbe capito, e forse neanche l’altro: sarebbe corso dalla madre oppure avrebbe abbassato lo sguardo dicendomi “Scusa” e avrebbe ricominciato a correre con i suoi amici.
Ecco il fatto è che i bambini puoi educarli quanto vuoi, ma poi sono così.
A un anno se ne fregano del mondo e non li tocca nulla; a tre-cinque anni sono pieni di energia e spesso peccano in vivacità; quando vanno alle elementari cominciano a sentirsi i padroni del mondo e, se male-educati, rischiano di diventare un po’ violenti e esaltati (come dei piccoli ultrà a cui interessa solo andare allo stadio a far casino, invece di continuare a vivere il tifo con uno sfogo gioioso); superata la quinta elementare la strada si fa ripida: per loro che devono davvero crescere e per noi che a quella crescita difficilmente riusciamo a stare dietro.

Spero che Tom sappia farsi rispettare con la delicatezza che lo contraddistingue oggi.
Suo padre e io cercheremo di educarlo nel migliore dei modi, ma ci sarà sempre un’altra madre che per un attimo, magari per un gesto ingenuo, penserà che mio figlio è uno str… Avete capito, quella parola lì che ho già detto una volta e penso basti, anzi forse potevo evitarla anche prima.
Dicevo, non esistono i bambini cattivi, ma di certo esistono quelli che – il 99% delle volte per colpa dei genitori – non sanno cosa significhi “il prossimo”: sono quelli che agli altri non ci pensano, perché degli altri non gliene importa un fico secco.
Sono gli stessi che ti spintonano in metrò, che attraversano con il rosso, che non si accorgono che c’è una fila per la posta (“Sì, signora, c’è la fila e lei è arrivata dopo di me, chiaro?”) e che non hanno interesse a pagare le tasse, perché i loro interessi sono altri.
Non esistono bambini cattivi, ma adulti non buoni sì.
Sono certa che tutti, una volta nella vita, siamo stati costretti ad avere a che fare con gente simile. Vorrei solo che Tom non debba cominciare troppo presto.
E voi che ne pensate? È possibile evitare tutto ciò?
E come vi sareste comportate con quel bambino?

Foto: Aislinn Ritchie



13 thoughts on “Esistono davvero i bambini cattivi?”

  • Nn bambino di 4 anni che strappa il giocattolo a uno più piccolo, con la compiacenza della madre, è una bambino lasciato a se stesso, fuori controllo. “Stronzo” implica un giudizio di valore che non userei verso un quattrenne

    • Hai ragione Rossella, so anche io che il termine non è appropriato, ma rende l’idea. Una mamma che vede il proprio figlio scavalcato dalla prepotenza di un altro se la prende, magari evita di esternarlo, ma se la prende parecchio. Mi è capitato nuovamente ieri: un bambino camminava a gattoni, pur essendo un altro quattrenne, e ha letteralmente travolto Tom che giocava per fatti suoi. L’ho ripreso e gli ho detto: “Bambino, puoi stare più attento? Ci sono anche quelli più piccoli di te e gli puoi fare male”. Lui non mi ha filata e se ne è andato. Dentro di me ho pensato – di nuovo – “Che s…!”

  • Sono fortemente convinta che i bambini si educhino nei primi 6 anni, intendo l’educazione di base.
    Cose semplici…come ci si comporta a tavola, non calpestare gli asciugamani degli altri in spiaggia, non mettersi le dita nel naso, dire grazie e chiedere scusa.
    I bambini poi è vero che fanno ciò che vogliono, ma solo se glielo si lascia fare….mio figlio ha una certa mole e una certa potenza fisica nonostante abbia solo due anni e quando ci sono in giro bambini magrini o più piccoli sto molto attenta perchè so che un suo gesto (anche fatto nel “bene”) potrebbe far male.
    Detto questo mio figlio non è un santo, ma io non sto lì ferma a guardare o peggio RIDERE (l’ho visto fare ad alcune mamme…è imbarazzante…) quando lui fa qualcosa che palesemente non dovrebbe fare. Cerco di intervenire spiegandogli che non deve e soprattutto PERCHE’ non deve.
    Questo non vuol dire che bisogna tarpare le ali ai bambini, solo rendesi conto, da adulti quali siamo, quando esagerano e quando invece è solo una sana “lotta” tra bimbi.

    • Alice sono d’accordissimo: l’attenzione verso il prossimo se non ce l’hanno gli adulti non ce l’avranno mai neanche i loro bambini.

  • personalmente non trovo tanto corretto giustificare ogni comportamento con il classico “sono bambini!” Un par de patate, se permettete! Certo non si possono pretendere cose troppo complicate da bambini troppo piccoli, ma il genitore non può guardare e giustificare! I genitori che giustificano sempre sono quanto di più sbagliato esista: è un attimo e ti ritrovi con un 30enne che non pensa non sia mai colpa sua!
    cmq tornando a bomba… con la diplomazia che mi contraddistinge credo che avrei chiesto – sorridendo – alla mamma se per caso il bimbo avesse già fatto il vaccino… contro la peste però, visto il caratterino! O anche l’antirabica.

  • Mettendo da parte quelli che non pagano le tasse o fanno una vita ai margini direi che anche tra quelli ben educati c’è il rischio di trovarne qualcuno che ci infastidisce. DA2 spesso travolge le persone. Miliardi di volte gli ho detto di fare attenzione e di chiedere scusa. Glielo ho detto in tutti i modi, arrabbiandomi e con calma, ma non serve. Direi non serve ancora perchè spero che tra qualche anno non lo faccia più. So di certo che qualche mamma avrà pensato in qualche circostanza che è un po’ Stupidello (diciamo così) ma preferisco pensare che è l’irruenza dei 4 anni, la voglia di esplodere, l’energia pura. A volte credo che tra noi che paghiamo le tasse ci sia anche un diverso metro di giudizio. Certo esistono delle cose oggettive, ma noto anche tra amici che c’è chi tollera di più l’irruenza e la confusione e chi meno. Direi che anche se sono bambini gli va insegnato di chiedere scusa e rispondere ad un compagno che gli strappa di mano un gioco. C’è smpre uno più stronzo ora e sempre, ma insegno ai miei figli il coraggio di dire: “Non si fa. Ce l’avevo prima io. E’ un mio diritto giocare, Ti denuncio, Non mi fai paura”. Un po’ eccessivo? Allora spacchiamo il naso alla mamma.

    • Ma sia chiaro: io non sono contro i bambini energici e pieni di vita, mi dà fastidio – da neomamma – l’incapacità di rendersi conto di quello che gli accade intorno. E ribadisco: è colpa dei genitori. Fai benissimo a insegnargli ad essere rispettati (sul naso rotto alla mamma avrei qualcosa da ridire, ma solo perché il mio naso è abbastanza perfetto e mi dispiacerebbe doverlo rifare!) e capisco non sia facile “bloccare” un bambino. Io ho problemi a non far accendere il forno ogni dieci secondi netti al mio, e ha solo undici mesi.

  • I genitori che non vedono anche a me indispettiscono, ma mica possiamo fare una rissa al giorno. Direi : spiegare a tuo figlio che non si fa, spiegare al compagno che non si fa e magari trovare un diversivo. Es: Uno strappa di mano un gioco a tuo figlio e tu inventi la storiella che proprio quel gioco puzza e fa venire le bollicine…quindi è meglio lasciarlo dove sta (della serie ti conviene) Oppure una più pulp potrebbe essere: Ma se fai così il gioco si dispiace perchè lui non vuole essere strappato di mano da un altro bimbo e va a finire che stanotte mentre dormi lui viene e ti strappa via dal letto portandoti lontano dai tuoi genitori. Eccessivo questo diversivo?.
    Per quello di undici mesi direi che fino a quando non si scotta non ci sono storie. Al massimo gli pui tagliare le manine..oppure metti un interruttore come lo avevamo noi che spegne la corrente al forno e così lui può giocare tranquillo e avrà ancora le manine.

    • Quella pulp mi piace molto, te la rubo. Interruttore della corrente? Solo per il forno? E come faccio? (Purtroppo) non può scottarsi perché il gancio per evitare che lo apra c’è: sono quelle maledette rotelline che ha imparato a girare al volo. E lo sa che non deve perché le accende e scappa! #piccolimostricrescono

  • Un bambino va ascoltato, bisogna capirlo e farsi capire. Vivono in un mondo tutto loro, di cui gli adulti non ne fanno parte. O meglio: ne fanno parte, ma senza che loro lo sappiano. Ne fanno parte perché ogni singolo giorno della loro vita, prendono esempio dai grandi. Cercano di imitarli, nei migliori dei modi, e la maggior parte delle volte ci riescono. Riescono a comprendere quel mondo così complicato, che è quello degli adulti; riescono a trovare in ogni loro azione, un esempio da seguire. Non è una cosa facile, perché anche gli adulti stessi, molte volte, tra di loro non si capiscono. Sentendo qualche volta i discorsi tra i miei genitori, salta fuori qualche vicenda di “un bambino cattivo”. Ma il punto è che un bambino non può essere cattivo. Dipende tutto dall’educazione che gli è stata data. Tutti i bambini trovano giusto ciò che gli viene detto dai genitori, non hanno la maturità di pensare se una cosa è sbagliata oppure no. Lo fanno e basta. Vedono i genitori comportarsi in un determinato modo e, giorno dopo giorno, iniziano a imitarli, pensando di fare la cosa giusta. Ma non lo fanno di propria volontà, non lo fanno con l’intento di essere cattivi. Non è nella loro natura. Magari non è l’educazione a farli essere cattivi, ma la totale mancanza di attenzione da parte dei genitori. Un bambino vuole essere sempre coccolato, vuole far parte di tutti i discorsi dei grandi, ma quando tutte queste cose non gli sono possibili, allora inizia a cercare attenzioni tra i suoi compagni. Questo è quel che viene chiamato “bambino egoista”. Egoista, solo per il semplice fatto che non ha mai ricevuto l’amore necessario dai genitori.
    Ma come può un bambino essere buono, se nella vita non ha mai incontrato qualcuno che fosse buono con lui?

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