Ciao, ciao: emozionarsi per un saluto.

Quante volte vi capita di salutare qualcuno aprendo e chiudendo il palmo della mano, o solo muovendo il polso e scuotendo la mano?
Pensateci bene: quasi mai.
Gli adulti si dicono “Ciao”, “Arrivederci”, “Ci vediamo”, “A presto”, “Addio”, ma tutto a parole. I gesti sono come un di più da usare dove la parola ormai non arriva: sul pontile di una nave, dal finestrino di un treno, affacciati alla finestra…
È come se tutte le volte che usiamo il gesto del “Ciao” non ci si debba vedere più per molto tempo, tempo che va da qualche settimana a tutta la vita.
Ho ricordi bellissimi, ma molto malinconici legati a un saluto fatto e non solo detto: il giorno in cui mi sono trasferita a Milano, in stazione, ho saluto i miei così; quella volta che quel bastardo mi ha detto “Sarebbe meglio non vedersi per un po’…” (e poi non l’ho visto più); e anche l’ultima volta che ho preso il treno con Tom e alla stazione il padre ci ha salutato con la mano dal binario: ci saremmo separati per pochi giorni, ma Tom per la prima volta capiva che il papà non sarebbe stato in viaggio con noi.
I saluti mi commuovono, spesso piango.

C’è un saluto però che mi ha fatto scoppiare in una fragorosa risata: la prima volta che Tom ha fatto “Ciao, ciao” con la manina a chi lo salutava.
È successo così, da un momento all’altro, prima non lo faceva e poi ha cominciato a salutare tutti.
Insegnare a un bambino le cose viene molto più facile se alle parole si associano dei gesti o un oggetto ed erano mesi che, quando dovevo salutarlo, facevo a Tom “Ciao” con la mano, in attesa che capisse.
Be’, ora ha capito e ogni volta che uno dice “Ciao” – anche se sono io che lo dico a qualcuno parlando al cellulare – lui fa ciao.
Non lo sa dire, ma ne ha quasi capito il significato: quando qualcuno va via lui fa ciao e quando qualcuno gli dice “Ciao” lui fa ciao.
Mi piace vederlo aprire e chiudere la sua manina con tutta quella consapevolezza. Mi piace che quel gesto sia un quotidiano, senza essere legato ad alcun addio o partenza. Mi piace godermi i suoi saluti senza doverli associarli a un distacco.
Che poi il distacco prima o poi arriverà e spero che quel giorno mi dica “A presto, mamma!”.

(Fot: OFU)

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