Le mamme non corrono, inseguono il tempo

A me l’estate mette malinconia.

C’è a chi dà fastidio per il caldo, a me fa fatica perché libera la mente, troppo; segna la chiusura di alcuni momenti e porta a pensare ai passaggi successivi; ti costringe a non seguire una routine rassicurante.
L’ho sempre vissuta cosi, anche prima di essere mamma, ma al tempo l’estate mi riempiva di entusiasmo perché voleva dire crescere, passare all’anno scolastico successivo o a nuove stagioni radiofoniche.

Da quando sono mamma l’estate vuole dire rendersi conto che i bambini crescono – troppo velocemente –  e che il tempo non non c’è più modo di fermarlo.

Tommaso il prossimo anno farà l’ultimo periodo di materna, Francesco invece conclude il suo percorso al nido.
Salutare la mitica Franci, la maestra che ha accompagnato Tommaso e Francesco al nido in questi anni è stato molto emozionante, anche se continueremo a vederla, lei è stata il mio alter ego quotidiano e mi ha sostituita alla perfezione dedicando attenzioni e affetto ai miei bimbi quando non c’ero.
Francesco, il piccolo, va come un treno e ora che gli ho levato pure il pannolino si completa quel passaggio che solo in inglese ha un nome: da toddler a child. Tommaso vuole mettere la camicia bianca e la cravatta, ha un senso estetico spiccato e molto serio; ha le idee chiare, sfiorando spesso la testardaggine; e ieri sera, lo fa spesso ultimamente, mi ha detto: “Sai chi è il mio amore? Tu!”

Domani li porto al lago e per la prima volta in vita mia li lascio più di due giorni di seguito da soli, con i nonni: sono certa si divertiranno, ma so anche che è il primo passo verso quelle mille esperienze che faremo con gli puntati in un direzione diversa dalla mia: loro andranno alla conquista dell’autonomia e di quell’entusiasmo che solo il diventare grandi ti può dare; io guarderò verso la forzata conquista di una consapevolezza di donna, di mamma e di adulto che ha messo al mondo due ragazzi meravigliosi, ma da ora in avanti quello che saranno non sarà solo merito mio e del papà, ma del loro modo di vedere il mondo.
Noi cerchiamo di dargli gli strumenti migliori, ma sta a loro saperlo usare.

Sono quelle giornate in cui per le lacrime che ti senti esplodere negli occhi vorresti tanto dare la colpa degli ormoni pre-ciclo, mentre sai benissimo che la colpa è solo tua perché non ce la farai mai a correre più veloce del tempo che passa.

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