Blogger: un mestiere o una skill? Pensieri sparsi, tra cucina e scrittura

La cucina qui è piccola, meno di quella che avevamo gli altri anni, anche se sembra più grande perché si sviluppa in lunghezza: ci si muove di più tra un pensile e l’altro.
Non c’è posto che mi rassicuri più della cucina: bella, brutta, grande o piccola.
Questo incipit assomiglia un po’ a quello di “Kitchen”, di Banana Yoshimoto, libro che da anni mi ripromettevo di leggere e quest’anno sto riuscendo a fare. Mi piace molto, come mi è piaciuto “La casa nel bosco” di Gianrico e Francesco Carofiglio.
Sono entrambi libri della collana Storie di cucina, uscita qualche tempo fa con Il Corriere della Sera. Io ce l’ho tutta.
È uno di quei bonus di questo mestiere di scrivere che più ho apprezzato negli ultimi tempi: ho collaborato al lancio della collana realizzando un post e un po’ di richiami sui miei social e, oltre al giusto compenso, ho ricevuto tutta la collana.
Perché ve lo dico? Mah, prima di tutto per onestà e credibilità: ho fatto un lavoro per un’agenzia di comunicazione che mi ha pagato per raccontare un progetto, l’idea e il prodotto mi sono piaciuti subito e l’ho fatto. È quello che faccio da anni ormai, fuori e dentro il blog: scelgo progetti, li seguo, ci lavoro, li racconto e ci vivo.

Ecco questo post era nato con l’idea di parlarvi della mia cucina estiva e nel giro di venti righe mi trovo a parlarvi d’altro. Mi capita spesso, colpa del multitasking o meglio del continuo rimuginio su diversi argomenti.
Tipo che adesso, mentre volevo parlarvi della cucina che ho qui al mare, mi sto anche leggendo le notifiche a un post che ho scritto su Facebook.
image
Il pezzo che linko, eccolo qui, l’ho letto per caso, dopo che a condividerlo ci ha pensato Sara Maternini, una cara amica che vedo di rado, ma una delle persone che trovo a me più affini. In tutto.
Quando l’ho conosciuta anche lei era, tra le mille cose, una foodblogger, come erano i blog quando abbiamo iniziato noi: posti personali nei quali condividere più cose, in particolare quello che ci veniva meglio: per me e Sara era la cucina, poi siamo passate nel vortice del mommyblog – a modo nostro – e infine io sono rimasta ai fornelli, mentre lei si è dedicata alla maglia. Entrambe cose di cui vi parleremo alla prossima Festa della Rete, per altro.

Della mia cucina al mare facciamo che ve ne parlo nel prossimo post, ora mi preme dirvi che avere un blog è bellissimo e molto utile, ma ognuno deve trovare il suo modo di farlo.
Sto preparando la decima Festa della Rete, che ormai da due anni non si chiama più Blogfest, secondo saggia decisione di Gianluca Neri, suo fondatore e mio compagno, e da dieci anni organizziamo incontri, molto dei quali si fanno domande sui blog e i blogger: li abbiamo raccontati, incensati, adulati, ammazzati, sepolti vivi e dissepolti; i blog che sono solo blog; I blog che diventano magazine e quelli che diventano community; i blog che diventano piccoli pezzi di macro categorie che sono le stesse di una rivista fatta come si deve: attualità, tech, media, food, fashion, travel, kids, gossip, economy…
I blog non sono altro che rubriche di un quotidiano, in aggiornamento continuo, con le loro firme più o meno valide, e in formato digitale.
Ognuno di noi è editore della sua singola rubrica, se la suona e se la canta, ma si prende anche la responsabilità, con oneri e onori, di buttarla in pasto a chi la leggerà, spesso distrattamente.
Ognuno spera di essere pubblicato (non credo a nessuno che scriva solo per sé stesso, pubblicamente); ognuno vuole diventare influncer della propria area di appartenenza; ogni persona che ha un blog spera di poterlo poi sfruttare per altro.
Ma non è più come prima: i blog glitterati (Dio ce ne scampi e liberi) hanno lasciato posto ai blog di WordPress e chi vuole capisce in un attimo come funziona il gioco.
Che poi un gioco non è, se ci cominci a pagare l’affitto, o quantomeno la bolletta della luce.
La questione è solo una: c’è chi lo fa bene e chi no.
C’è chi sa sfruttare la propria professionalità e chi proprio non sa dove sia di casa.
A tutti è aperta la possibilità di farsi notare, tipo casting di X Factor o Grande Fratello.
Una volta messa in moto la macchina però questa va fatta girare e ci vuole impegno, costanza, voglia, tempo, dedizione, sacrificio, culo, curiosità, spirito di iniziativa, e ancora tempo.
E se da dieci anni e passa se ne parla è perché quella del blogger è una nuova professione, che vi piaccia o meno, anche se trovo che la cosa migliore sia definirla una skill, una capacità, come scrive LinkedIn, che c’è chi ce l’ha e chi no.

Come mi è capitato di raccontare nei miei corsi “Intorno al cibo” tenuti alla Holden (a ottobre lo rifaccio) e per l’Odg nel corso del festival “Appetiti”, saper curare un blog di cucina – o di qualunque altro genere – fa parte dei tanti mestieri/skill/capacità che oggi ruotano attorno al lavoro di chi comunica.

Ogni mestiere però può anche logorarti, se lo fai da solo, come capita a chi scrive, e imparare a gestire il proprio tempo (con tanto di recupero crediti e pr) è difficile, come dice la stessa Heather di Dooce.
Se avete un blog o avete intenzione di aprirlo, leggetevi l’intervista.
In particolare, e spero diventi presto occasione di dibattito con colleghi blogger, vi segnalo questo pezzo, in cui emerge secondo me il concetto di skill.
image
Aver un blog è solo uno dei tanti modi, ancora tra i migliori a mio parere, per comunicare, perché sono tante (anche troppe) le piattaforme sulle quali pubblicare: bisogna saperle usare tutte, trovare quella che più si addice alle proprie caratteristiche e imparare a scriverci sopra.
La domanda da porsi è: sei ovunque perché vuoi avvicinarti al divino e avere il dono dell’ubiquità o perché è utile alla tua professione?
Io la mia risposta ce l’ho, unita a due fattori fondamentali: ho sempre amato scrivere e cucinare.

Queste due skill, messe insieme in un blog, mi hanno anche dato la possibilità di essere pubblicata, ma per continuare a farlo non basta un blog.

Oggi faccio un lavoro che amo, grazie anche alle skill acquisite in dieci anni di blogging. Ogni tanto mi riposo, ma non smetto mai di cucinare, anche in una cucina piccola come quella del mare, di cui poi alla fine non sono riuscita a parlarvi. Ma lo farò.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *